BARI - Naturalmente il collega Lospinuso non ha perso occasione per tornare al suo antico vizio. Cioè sfruttare i fatti, spesso ribaltandoli, per condurre la sua personale lotta politica. Gli incoraggiamenti ad Intini che non rinneghiamo sono stati fatti per sgombrare il campo da illazioni diffuse ad arte circa una contrarietà della nostra parte politica a questa nuova sfida del Gruppo. Non si tratta affatto di memoria corta ma di una visione lucidissima del processo politico-decisionale che ha portato a perdere 10 mesi di tempo in riunioni pletoriche ed inconcludenti, con spreco di denaro pubblico, come abbiamo ampiamento detto e scritto. Solo che questo Lospinuso non se lo ricorda. Certo il Ministero può sbagliare, perchè negarlo allora? Anzi, l'abbiamo fatto notare con molta educazione rispetto alla gravità del problema ed a come vengono urlati i nostri errori. O vogliamo dimenticarci della campagna elettorale del PdL iniziata dal giorno in cui ha perso le elezioni? La verità è che si è privilegiata la soluzione Intini e si sono messe da parte le altre, senza che nessuno di noi conoscesse le cosidette schede di investimento che la Regione attaverso gli Assessori competenti ha più volte richiesto a gran voce. E che questa decisione è stata assunta dal Ministero. Ora che la frittata è fatta cosa vuole il centrodestra che ci assumiamo le colpe di una scelta operata dal Ministero dello Sviluppo Economico che non governiamo noi? D'altronde qualcuno dovrebbe spiegarci se è vero o non è vero che la metà dei 63 milioni di € è stata in qualche modo promessa al Gruppo e che poi lo stesso Ministero non è stato in grado di dargli seguito esponendo il Gruppo ad un forzato disimpegno. Ancora, visto che al Nord si salva di tutto lo si faccia lo stesso per il Sud, magari ritrovando quel differenziale possibile per salvare l'opzione Intini. La proposta, nell'interesse dei lavoratori, è che il Ministero rifaccia il percorso ricontattando altre aziende e si esprima solo dopo aver visto attraverso Invitalia le cosidette schede di investimento, operando una severa due-diligence dei conti e della credibilità degli investimementi proposti. Evitando tra l'altro che Miroglio o altri condizionino le scelte sul denaro pubblico che deve essere nuovamente investito in questa opera di salvataggio. Altrimenti al danno aggiungeremmo la beffa. Non solo una Gruppo in attivo lascia impunemente un territorio del quale ha beneficiato doppiamente (contributi pubblici- record produttivi mondiali) ma di fatto ne disegna il successivo sviluppo, agendo sulla leva del costo degli opifici, su cui grava una fitta ridda di ipotesi. Lospinuso piuttosto si ricordi che la Miroglio, ha dato lavoro a 350 persone per 12 anni, con un beneficio immenso rispetto al capitale pubblico investito ed ora 234 posti da salvare. Il centrodestra al Governo regionale di cui era Assessore alle Attività Produttive nemmeno quelli.Bari, 20 Novembre 2009
Il Consigliere Regionale del PD Paolo Costantino
c'era bisogno di una annata come questa per accorgersi dello stato drammatico in cui versano le aziende agricole. I prezzi alla pianta di qualsiasi coltivazione tipicamente pugliese sono in caduta libera nonostante ogni giorno si celebrino in Tv i fasti della dieta mediterranea. E' per questo che la Giunta Regionale della Puglia con Deliberazione n°2143 del 10 Novembre 2009 dichiara lo stato di crisi di mercato per il comparto agricolo. L'Assessore Dario Stefano non ha perso tempo. Ciò consentirà al Ministero delle Politiche Agricole retto dal leghista Zaia di indennizzare gli imprenditori agricoli, sospendere il versamento degli oneri previdenziali e posticipare di un anno il pagamento degli effetti e delle rate di credito agrario in scadenza. Ma per onestà intellettuale nei confronti di tutti gli agricoltori va detto che il sistema attuale prevede che ci sia una assicurazione per avere diritto agli indennizzi. Di questo gli agricoltori devono ringraziare l'ex Ministro Alemanno che abolì con il Governo Berlusconi la Legge n°185 del 1992. Quest'ultima sia pure con anni di ritardo indennizzava i produttori colpiti da calamità. Con un decreto si tentò anche di adattarla alla crisi di mercato del 2004 ma a tutt'oggi quelle domande prodotte non sono state ancora evase: dopo 5 anni! In 

BARI – Certamente è una goccia nel mare dei bisogni delle famiglie con disabili ma è un aiuto vero. Con due distinte delibere di Giunta la n°1861 e la n°1862 del 13 Ottobre scorso, la Regione ha destinato ulteriori somme per facilitare la frequentazione scolastica e lavorativa a favore di disabili, audiolesi e videolesi. Sono somme aggiuntive che saranno gestite dalle Province e dagli Uffici di Piano di Zona dei Comuni. Ma la parte burocratica interessa poco, ciò che importa è che queste risorse - comunque rivenienti dal Fondo Nazionale Politiche Sociali - andranno ad incidere sulla qualità della vita non solo dei disabili stessi ma anche delle loro famiglie. Tra i tanti interventi previsti dalla Legge certamente i più interessanti per la cosidetta “integrazione scolastica” sono la rimozione degli ostacoli di natura fisica ed ambientale, l'accompagnamento ed il trasporto a scuola fino all'attività sportiva passando per le attività di informazione e prevenzione, anche degli operatori. Di particolare importanza il fatto che le risorse potranno servire anche per progetti individuali di integrazione scuola-lavoro e per veri e propri 






BARI – Destano preoccupazione le notizie provenienti da Intini, il gruppo che doveva rilevare gli stabilimenti della ex Filatura e Tessitura di Puglia meglio nota come Miroglio e riassumere gli ex 234 lavoratori. Come da comunicato ufficiale del Gruppo di Noci diffuso nella giornata di ieri alla stampa il piano industriale non ha potuto essere accolto da Invitalia (Agenzia governativa per l'attrazione di investimenti) per la parte relativa al finanziamento. In pratica - stando a notizie informali - Intini avrebbe richiesto il 50% dell'ammontare dell'investimento, Invitalia (ex SviluppoItalia) ha fatto presente che, per disposizioni comunitarie ampiamente conosciute, il livello degli aiuti non può superare il 23%. Ancora tutta da verificare la possibilità di una deroga a questo tetto, pare mai riconosciuta finora o di agevolazioni di altro tipo ottenibili in fase negoziale. Di qui l'agitazione spontanea dei lavoratori della Miroglio riunitisi sabato mattina in Piazza IV Novembre per avere lumi. Comprensibile la rabbia ed il disappunto dei lavoratori che il 3 Novembre prossimo si accingeranno a frequentare i corsi di riqualificazione banditi su impegno ed a carico della Provincia. La proposta ora è di mantenere la calma ed incoraggiare il Gruppo Intini nella sue strategie di investimento. Sia che la proposta venga da Ministero sia che venga dalla Regione, è importante salvare il percorso fin qui compiuto. Non è l'ora delle polemiche questa. In questo quadro incoraggio i lavoratori a non demordere e a tenere duro. Una battuta d'arresto pur gravissima ed inaspettata come questa non significa che tutto è perduto. La Regione rimane formalmente impegnata a costruire un percorso di rioccupazione dei lavoratori.














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